Il culto di santa Venera ad Acireale
Il culto di santa Venera in Sicilia è diffuso in diversi centri dell’isola e particolarmente nelle città di Santa Venerina, Trappitello, Itàla, Barcellona Pozzo di Gotto, Gala di Castroreale, Avola, Palermo e Grotte.
La martire viene menzionata in alcuni Sinassari, Martirologi e Menei, scritti in lingua greca e in molti libri liturgici, scritti in lingua latina.
Nel XVI si diffuse la convinzione, anche sotto la spinta del Maurolico, autore di un volume intitolato Vita di santa Venera Sicula, che Acireale fosse la patria della martire.
Questa tesi tra il XIX e il XX secolo fu difesa tenacemente dal canonico Vincenzo Raciti Romeo che, convinto dell’identificazione della santa Parasceve dei Greci con la santa Venera dei latini, sostenne che la memoria della martire sarebbe passata dal calendario siculo alla liturgia costantinopolitana.
Nonostante le varie ipotesi messe in campo, tracciare un quadro storico sulla figura della santa martire Venera-Veneranda-Parasceve ed identificarne i natali non è compito facile, in quanto le fonti storiche e le testimonianze monumentali a noi pervenute non ci permettono di giungere a delle conclusioni certe sulla sua vita e sulla sua opera.
Ad Acireale, la tradizione del suo culto è legata ad un sito archeologico; si tratta di terme romane, il cui primo impianto risalirebbe al I secolo a.C., in cui la martire avrebbe operato curando nelle acque termali i malati che vi si recavano. Nelle sue Ammirande notizie della patria, vita, e trionfi della gloriosa Santa Venera, il padre Anselmo Grassi scrive: «In quel poco terreno che si frammezza tra un antico muro quadrato di 40 palmi ed il Pozzo, fu dagli antichi Iacitani fabbricato un piccolo, ma divotissimo tempio colla sua cappelletta a volta di dietro, nella quale – secondo l’attestazione degli anziani – era un Dio Padre dipinto alla greca, siccome in quel tempo antico si usava, e tutte le mura inferiori erano pur ornate di sacre immagini colla B. Venera nel mezzo, dipinta come le altre alla greca [...]. Nel 1600 essendosi per la gran vecchiezza ristorato il tempio, si disfecero molte delle suddette immagini [...]. Nel 1620 essendosi del tutto spianato il tempio vecchio, fu riedificato il nuovo che vi è adesso, colla porta maggiore, come era prima, in faccia del memorando Pozzo».
Anticamente, in questo luogo, i devoti accorrevano specialmente di venerdì alla chiesa di Santa Venera al Pozzo per invocare il nome della santa e per bagnarsi nelle vicine acque sulfuree ricavandone beneficio.
Importante per lo sviluppo della devozione per santa Venera ad Acireale, fu la presenza delle reliquie nella città. Nel 1648 il frate carmelitano Serafino di Aci, ottenne in Roma dal cardinale Marzio Ginetti, una reliquia di santa Venera e commissionò a Palermo una statua a mezzobusto della Santa, in abito monastico, da adibire a reliquario da custodire nella chiesa del Convento dei Padri Carmelitani.
Il 29 agosto del 1649, i Giurati di Aci Aquilia espressero la volontà di commissionare una statua di santa Venera che fosse molto preziosa.
Nel 1650 il sindaco di Acireale Alfio Vasta, insieme a un rappresentante della nobiltà, si recò a Palermo per ricevere una reliquia della gloriosa martire da don Giuseppe Salerno, abate di sant’Erasmo, che a sua volta l’aveva ricevuta dal cardinale Albornoz.
Il 22 gennaio 1651 la reliquia che consisteva in una parte del braccio fu traslata dalla chiesa di Gesù e Maria alla Matrice. In quello stesso giorno, in pubblico consiglio, santa Venera fu acclamata Principale Patrona della città.
L’elezione di santa Venera come Patrona della città venne ratificata con Decreto della Sacra Congregazione dei Riti, il 15 settembre del 1668.
Tra il 1651 e il 1652 arrivarono in città altre reliquie, tra cui una parte de Capite Sancte Veneris martiris donate a don Ippolito Leonardi dal vicario generale di papa Innocenzo X, il cardinale Marzio Ginetti.